LA PARTITA DELLE CINQUE REGINE.

Esempio di un falso storico

E’ noto che nel gioco degli scacchi il pedone che conquista la sua ottava traversa, ovvero “va a dama” è come il brutto anatroccolo che diventa cigno e si trasforma in un pezzo vero e proprio. Il regolamento dal 2013 specifica che tale pezzo può essere un cavallo, un alfiere, una torre o la dama, nient’altro. E considera valido il nuovo pezzo (che acquista subito efficacia) anche se tutti i suoi simili sono ancora sulla scacchiera.

Così teoricamente potremmo avere nove Donne, una di partenza e una per ognuno degli otto  pedoni che giungono in fondo alla loro corsa.

In realtà la cosa capita di raro e solo alcune volte un solo pedone (il “candidato”) riesce nell’impresa che spesso mette fine alla contesa.

Quando in qualche partita si registra più di una promozione ecco che passa alla storia.

Quella di cui vogliamo raccontarvi è iniziata ormai un secolo fa. Il giovane Alechin è ancora in Russia (finirà i suoi giorni come cittadino francese e a Parigi ora riposa), è un atro emergente dello scacchismo mondiale coi suoi 23 anni si appresta a disputare da favorito il torneo del circolo scacchistico di Mosca.

Ha già vinto il torneo di Stoccolma ed è giunto terzo nel super torneo di S. Pietroburgo del 1914 dietro l’allora campione del mondo e al suo successore.

Grigorjev è il suo maggior antagonista e viene battuto dal campione il 13 novembre 1915.

La partita è riportata commentata nel febbraio 1916 sulla rivista “Schachmatny Viestnik” dallo stesso Alechin, che dalla decima mossa riportò un’altra partita, spacciandola per vera e rimanendo poi nella storia come “la partita delle cinque regine”.

La posizione finale (come nel diagramma) mostra appunta 5 regine e il campione conclude dicendo che il bianco è vincente con una delle seguenti continuazioni del nero: 24… Ae3;    24 … Dxf1;   24 … a6, ma non contemplando il tratto difensivo che anche un principiante vedrebbe. 24 … Ag4+ e che risulta pattante.

Alechin continuò a spacciarla per vera, anche nella sua pubblicazione “le mie migliori partite” e ne fece un punto centrale per le analisi.

Analisi che abbiamo visto essere lungi da una risultanza definitiva. Forse la difficoltà, come disse Jan Timman parecchi anni dopo, è quella di avere veramente 5 regine da mettere sulla scacchiera. “.. e chi cavolo le ha?”

Le partite con promozioni plurime abbondano, ma tutte hanno un odore di bruciato.

Citiamo solo l’esistenza di quella riportata dal The Golden treasury of ghess nel 1958  giocata (si dice) a Perugia attorno al 1875 fra il reverendo Giuila e il cardinal Pecci (futuro Leone XIII), che possiamo anche annoverare fra le partite giocate dai papi, ma qui dovremmo dire anche di quella di Giovanni Paolo II ed è un’altra storia.

Partita tra Alechin vs Grigorjev del 1915

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